autotrapianto di capelli


Alcuni ciuffi che restano sul pettine o che cadono nel lavandino, e per molti uomini ecco sorgere, angoscioso, l’interrogativo: “perderò anch’io i capelli?”. Ma la risposta è già scritta nei geni.
La calvizie (o alopecia androgenetica), che affligge più di 8 milioni e mezzo di maschi italiani tra i venti e i quarant’anni, ha infatti due cause: una predisposizione ereditaria e genetica, oltre a un’azione chimica tra un derivato del testosterone e il bulbo pilifero.
Il testosterone, l’ormone che controlla lo sviluppo dell’apparato sessuale maschile, agendo a livello di alcuni ricettori, può infatti provocare la miniaturizzazione del bulbo pilifero.

Perché la radice si atrofizza.
I capelli crescono sempre più sottili e deboli fino a quando il bulbo si atrofizza completamente.
Questo comportamento anomalo dell’ormone, che ovviamente non compromette la virilità dell’uomo, è segnato nella mappa cromosomica dell’individuo fin dal momento della sua nascita.
Piazza, pelata, chierica: comunque si voglia definire la calvizie, in modo più o meno ironico, questo “segno del destino” genetico può essere causa di un disagio psicologico anche serio.
Certo, l’uomo non ama parlare troppo dei suoi problemi estetici, ma è comunque facile intuire come per alcuni la perdita dei capelli rappresenti un piccolo choc. Uno choc comunque superabile, perché superabile è ormai il problema della calvizie.
La medicina estetica e la chirurgia mettono infatti a disposizione dei metodi sempre più sicuri e perfezionati.
L’importante è rivolgersi a centri e specialisti seri, perché nell’universo della tricologia (questo è il nome della scienza che studia i problemi dei capelli) si annidano più che in altri settori ciarlatani e falsi stregoni.
Sulle pagine dei giornali, quasi tutti i giorni, appaiono pubblicità di nuove cure o di prodotti miracolistici che promettono di arrestare la caduta e di fare ricrescere i capelli. Si tratta quasi sempre di specchi per le allodole, trovate da cui è bene tenersi alla larga. Bisogna quindi valutare bene la serietà del medico cui ci si affida. Sarà poi lui a valutare, nello specifico caso, l’intervento più adatto a risolvere il problema.